domenica, 03 maggio 2009




E' bella di notte la città. C'è pericolo ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone si perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perchè così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. E' una tasca rivoltata, la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile.


Tratto da "Il giorno prima della felicità" di Erri De Luca

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domenica, 29 marzo 2009
La settimana appena passata ha lasciato nel mio cuore un grande vuoto affettivo. Mi sono consolato con questa pappardella ai porcini e con il caldo affetto della mia inseparabile borsa dell’acqua calda.




 






Su un banco del mercato ho visto dei bei porcini italiani. Ne ho portati a casa 200 g, li ho puliti accuratamente e li ho tagliati a pezzi non tanto piccoli, prima di metterli a fuoco lento in una padella con olio e scalogno tritato. In uno slancio emozionale ci ho unito una costa di sedano e una carota tritate con un rametto di timo e con uno di maggiorana. E penso ai miei affetti…alla mia borsa dell’acqua calda. Ogni volta che, a notte fonda, torno a casa, lei mi aspetta fedele e tremolante. Non vede l’ora di salire in camera con me e di infilarsi sotto le coperte. Io la abbraccio sollecitandole spesso delle perdite spontanee, che, spero, abbia soltanto con me. Qualche volta ascolto unicamente la mia stanchezza e allora la liquido in fretta, mentre, altre volte, mi viene da metterla sotto i piedi. Lei, la mia Pirelli rossa, è sempre docile e si lascia fare tutto. Calda e, a volte, bollente, da il meglio di sé durante il periodo invernale, mentre l’estate la passa quasi tutta in un cassetto del bagno, intervenendo soltanto in caso di maldipancia o di indigestione. Alzo la fiamma per un paio di minuti. Cucino 100 g di pappardelle al dente e poi le ripasso in padella con il sughetto. Per sedare i roventi spiriti della mia borsa, le ho comperato un vestitino di lana rosa ricamata, che lei indossa con grande dignità. Altre volte non ne ho voglia io e allora, senza nemmeno dargli possibilità di replica, la svuoto di tutto il suo essere, senza pietà, per vederla accasciarsi fra le lenzuola fredda e tremolante, in un maleducato gorgoglio gutturale. Gli anni l’hanno scolorita e anche un po’ rosicchiata, ma per me, lei è la mia magia. E come tutte le magie, ogni volta che la stringo a me, spero che non si raffreddi mai. Vai. Una spolverata generosa di parmigiano grana. Da domani andrò in analisi.
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mercoledì, 25 marzo 2009


E’ ora che vi parli del preservativo, questo timido e sicuro compagno di tante battaglie, che con i suoi declini e le sue ascese, può raccontare la storia sessuale della seconda metà del ventesimo secolo. Da un po’ di tempo, ormai, mi occupo di organi e di orifizi digestivi e devo dire, per mia fortuna, che questi, dopo una certa età, competono alla grande, per interesse, con gli organi deputati all’attività sessuale. Ma chi può dire di apprezzare il sesso con il preservativo nella stessa maniera in cui l’apprezza senza? Dunque, negli esseri umani, con il passare delle stagioni, cresce sia il desiderio di qualità del cibo, sia la voglia di disfarsi del cappuccetto. Ecco il motivo per il quale, per fare a meno del guanto, a tanti si aprono le porte del matrimonio, così, in maniera fortuita e accidentale, andando incontro ad un futuro duro e tragico: il preservativo non vi servirà più, ma non perché sicuri della donna che avete al fianco, semmai perché, dopo due o tre anni dal vostro sì, non scoperete più! Vi consolerete guadagnando di più e vedendo crescere i figli, frutto d’amore. Con questo non voglio dire che il sesso sia tutto, però esso è insito nella nostra voglia di vendicarci di tutto ciò che non amiamo, di tutte le cose che ci hanno disturbato e sconfitto. E’ un potere che dura poco, soltanto uno sfregamento, ma è l’unica opportunità per vivere fino in fondo la propria rivoluzione. Per i giovani, per gli innamorati di una sera, insomma, per coloro che adoperano il preservativo, il futuro prossimo si misura in base a quante volte riusciranno a ripetere l’atto sessuale. Per coloro che sono sposati e catalogati, il futuro è il tempo che rimane alla separazione legale e al riappropriarsi dei propri sensi e….dei propri preservativi. E’ tutta qui la rivoluzione di questo piccolo pezzo di plastica: prolungare i festeggiamenti per la vittoria su un passato inibitore e impadronirsi della sregolatezza della nuova libertà. Alla fragola, alla menta, a pois.


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mercoledì, 25 marzo 2009

Lo imparo, mi piace, lo faccio.

Così devo aver pensato mille anni fa quando scoprii nel mio quotidiano di adolescente la masturbazione. Un mondo di amori unilaterali, dove, senza dover superare le timidezze proprie di quell’età nei confronti dell’altro sesso, mi fidanzavo e mi lasciavo con chiunque volessi in un turbinio di esperienze sensoriali interpretate soltanto da me. Poi un prete, nella mia memoria di oggi nemmeno molto simpatico, mi spiegò, attraverso la grata di un confessionale, che se avessi continuato così avrei perso la vista. Osteria!

Mi svegliavo la mattina con la paura di non vedere la tazza della colazione. “Forse è vero, ci vedo di meno, o forse no, riesco a sopravvivere”. Poi sono diventato grande. Altre le pratiche da svolgere, gli amori da spiegare e da recitare, questa volta quasi sempre in due o in di più. Dipendeva anche dagli amici. Passioni vissute con partecipazione e con trasporto, ma non sempre con le persone giuste. Anche qui un medico pedìssequo (visto che nel frattempo avevo smesso di frequentare i preti) a rompermi le balle e a spiegarmi che senza contraccettivi precauzionali si può morire tra atroci sofferenze. Osteria! Non vedevo più dinanzi a me una donna, ma un diavolo da ricacciare indietro per salvarmi la vita! Il dubbio mi ha attanagliato per diverso tempo. “Che si fa? Si diventa ciechi o si muore tra mille sofferenze?” Oggi ho messo a punto un’altra filosofia che non mi salva la vita, ma che mi permette di fregarmene di preti antipatici e di medici pedìssequi, che nel frattempo ho smesso di frequentare. Mi sento come un soldato in trincea. Certo in trincea, anche se ci stai attento, può succedere di beccare una pallottola mortale. Così in amore. Io ci sto attento, ma il morto ci può sempre scappare! Pazienza!

Ormai l’ho imparato, lo faccio e mi piace.

Imparate a fare insieme a me questa CREMA CATALANA. Per voi 6, battete 7 uova insieme a 25 g di amido di mais e mentre lo fate aggiungete lentamente una tazza di latte. Ciò che resta per arrivare ad 1 lt metteteci 1 stecca di cannella e la scorza di un limone. Ponete il latte sul fuoco aggiungendoci 1 cucchiaio di zucchero di canna. Portate a bollore e poi togliete la pentola dal fuoco. Attenzione. Continuate a mescolare con un cucchiaio di legno, aggiungendoci i tuorli dell’uovo così come li avevate lavorati. Di nuovo sul fuoco finchè non riprende il bollore. Ora mettete la crema a raffreddare e soltanto dopo ponetela in stampi larghi 24 cm e bassi. Spolverizzatela con zucchero di canna e mettetela per qualche minuto sotto il grill. Se non lo possedete, caramellate lo zucchero con un ferro arroventato o con la bomboletta da pic nic.

Visto che ora l’avete imparata, fatela e mangiatela!
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mercoledì, 11 marzo 2009
Storie di vacanze e di solitudine.

La giornata è bella che rovinata.  Provo a mangiare un filetto di manzo marinato al cognac e messo in frigo già una settimana fa con sale e pepe, senape in grani, foglie di alloro e 3 scalogni affettati finissimi, ma la situazione della mia fame è naufragata sotto il peso di una donna…bella, per carità, ma sempre e soltanto una stupida donna. Anche 100 g di carote e 300 g di sedano, il più profumato possibile. La massaggio…la carne dicevo, dopo averci aggiunto 10 dl di olio buono, 15 dl di cognac (meglio se Gourmel), salvia e rosmarino e aglio tagliato per dare profumo.  La sto mangiando accompagnata da una sontuosa bottiglia di “Pieralisi for friends”.


Non dico stupidaggini. Gli sms sono lì a testimoniarlo. Brutte notizie, subdole, da crampi nello stomaco, anzi, nell’intestino, anzi, al cuore. Questi stupidi sms.

Ha conosciuto “uno”…. così, generico. E io so che “uno” non è mai generico, è sempre qualcosa che ti colpisce la fantasia, che ti attizza, che ti muove i muscoletti interni dell’utero. Che ti fa lacrimare e non soltanto dai tuoi begli occhi neri. Lacrime come le mie in questo momento. Solo che tu lo puoi far vedere, puoi dimostrargli il tuo sudore. Io devo piangere in silenzio, almeno fino al prossimo sms, dove, probabilmente, mi annuncerai che non era granché, che era pesante, che lo hai sopportato mentre, all’una di notte, in un fottutissimo bar di Lampedusa, ti offriva l’ennesimo rum. L’ultimo, quello che ti anestetizzava e ti permetteva di concederti con deferenza ed eleganza ad un uomo appena conosciuto. Potenza dell’alcol. Potenza dell’estate. Potenza delle lacrime, che ora sono qui a spiegarmi che io non c’entro, non conto. Non possiedo le chiavi di questa miseria di rapporto di merda, semplicemente perché, per possedere le chiavi di un luogo, devi aver comprato il luogo. Ed io non sono nemmeno in affitto. Per me quel cuore non è nemmeno un luogo ad ore. Non è niente. E’ soltanto un luogo che non mi appartiene. Ecco perché mi hai serenamente detto di aver conosciuto “uno”. Merda!


01-09-2007
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martedì, 10 marzo 2009







Avevamo deciso, io e Roberta, di andare a Candia, per perderci nelle suggestioni dei “crops circles”. Per quella strada polverosa di campagna, che conduceva al mistero, ci accompagnava l’eccitazione dell’arcano. Chissà perché i nostri ET, con la loro macchina spaziale, avevano deciso di atterrare proprio a Candia? Forse in Ancona non hanno trovato la segnaletica (tolta dall’assessore D’Alessio) e si erano persi! Ma ora i “crops circles” sono qui, davanti a noi! Siamo invasi da un’aria di globalizzazione universale, che ci proietta tra gli attori di una invasione interplanetaria. L’impero galattico del Medio Adriatico! Avere le scarpe nell’avvallamento  del cerchio  ha la stessa valenza storica dell’impronta di Amstrong sulla luna, la stessa potenza mediatica di una notte brava milanese di Adriano, lo stesso mistero che avvolge la nascita del nuovo Partito Democratico! Poi, all’improvviso, un fascio di luce blue….”ne arrivano altri….i rinforzi!” Scendono affannati. Sono vestiti di blue con un’arma in mano, che sputa incessantemente carta e mandano dei sibili che assomigliano a fischi! “Robi, andiamo, ho paura!” La gente urla, impreca, qualcuno tenta la fuga. Niente da fare. Gli omini sibilanti, che hanno il crittogramma Polizia Municipale di Ancona sul petto, hanno rotto….gli incantesimi. Li hanno proprio rotti! Non solo ai sognatori ufologi, ma anche a quei poveri ET, che hanno pensato bene di tornare tra le galassie, lasciandoci con gli occhi penzolanti e con la solita multa del Comune di Ancona tra le mani…..!


26-05-2007

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martedì, 10 marzo 2009


Lei era bella. Il sogno di una vita. E nella mia testa lo sarebbe stato per sempre. Lei era cosciente del suo fascino anche se, a quella età, è come se quel fisico le risultasse non suo, ancora nuovo, come se ancora lo dovesse mettere alla prova. Tutto in attesa di una emozione sconosciuta. Così mi ricordo oggi di quell’amore di ventenne. Immagini tagliate dal tempo, che, boia di se stesso, consuma implacabile tutto, senza il rispetto dovuto, in queste occasioni, per le opere d’arte, quale lei mi appariva. Emozioni e fotografie di una gioventù, che non ci appartiene più. 


Ieri. L’ho rivisto il mio amore. Che tristezza: l’ho vista ormai madre di se stessa, lacerata da date che si sono rincorse sul suo bel viso senza alcuna pietà. Così si diventa grandi. Così si invecchia. A vent’anni sembra impossibile, non sembra che a te possa succedere. A tua madre, a tuo padre, ad altri ancora….può essere, ma a te........no. Proprio NO. Ma così non è. Tutto cambia: il falco che è in te diventa colomba e le passioni… stima profonda. Guai a coloro che cercano di fermare il tempo, mischiando le carte in tavola, innamorandosi da vecchi di menti giovani. Si prendono sportellate in faccia e non sono sportellate da utilitaria. I tempi di reazione sono lunghissimi ed anche la convalescenza allunga i suoi tempi. Meglio riparare in cucina, berci su un bel Pinot Noire, magari alsaziano, e pensare (strana consolazione!) che, forse, da giovane non te lo potevi permettere…


24-09-2005
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martedì, 10 marzo 2009


Cantiamo il tradimento amoroso. Esso regge i cuori nel mondo né più e né meno di quanto non faccia l’amore ufficiale. Per tradire si corre all’impazzata nei prati verdi, si fanno regali importanti, si saltano i pasti o non si dorme la notte. Per tradire si consumano bugie e sotterfugi. Si sta male.  A volte si sta male da cani. Non si respira. E la realtà si deforma come plastica al sole. Ma l’ansia ed il tremore la fanno da padrone anche quando i sentimenti sono ricambiati nel buio di un’auto o a casa di qualche amico consenziente o, peggio, in un bar di periferia. Poi ti lasci, convinto di aver fatto la cosa migliore. Convinto di esserti sacrificato per il bene di tutti, ti immoli sull’altare dell’amore e ritorni a passi stanchi alla tua vita di sempre, pensando di aver vissuto con la persona migliore del mondo. Probabilmente lei, a sua volta, ti tradiva.  Ma tu non lo sai e non riesci a tagliarla dalla tua mente. Ti siedi. Il sole sta tramontando, laggiù, dietro l’infinito, ed una scia rossa inaugura la notte, correndo verso di te in cerca di refrigerio, dopo una giornata di calura, fino a quando l’angolo di rifrazione solare lo consente. E’ interrotta dove il flusso dell’acqua penetra tra gli scogli, ma non si lascia intimidire e, tremula, riprende la sua corsa verso di te. Come lei, quella volta in stazione. No. Cerchi di stracciare il suo viso dal tramonto. Lei correva sì, ma da un’altra parte, lontana da te. Adesso cosa c’entra! La scia è tremula ed insicura insieme. Devo trovare un altro esempio. Ecco….correva da te come un cagnolino. No, lei non era un cagnolino, non aveva niente del cagnolino, soprattutto non sapeva cos’era la fedeltà. E allora diciamo le cose come stanno: questo tramonto senza di lei è proprio di merda!


29-06-2002

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sabato, 28 febbraio 2009

I nostri rapporti ormai si erano deteriorati. Ci guardavamo in cagnesco, quando entravo in bagno ed avevo buone ragioni per pensare che il mio amore per lei fosse alla fine, ma anche lei non mi sopportava più. No, la mia bilancia non mi sopportava proprio più. Bella, per carità. Tutta di vetro, sensuale, lasciava trasparire tutto quello che aveva sotto, rotelle e molle e contrappesi e lancette. Tutte pronte a scattare all’unisono mentre ci salivo su, come fosse il traffico della stazione quando viene verde. Tutte pronte a dimostrare la loro ansia, quando nudo madre per ovvi motivi di peso, mi vedevano salire in quei pochi centimetri quadrati. E quando tutto si quietava in uno sforzo di molle tirate allo spasimo, lei mi guardava con quel cento e più, con disprezzo ed ironia. Era proprio una stronza! Tutto iniziò il giorno di una ricorrenza. Regalo.
















La accolsi in casa come un oggetto a me caro, sottovalutando che avrebbe rovinato la mia vita in maniera subdola e irreversibile. Giorno dopo giorno si divertiva a darmi brutte notizie, tutte le mattine, con una puntualità degna del miglior serial killer. Questa mattina, finalmente, dopo l’ennesima umiliazione, non ci ho visto più: gliene ho dette di tutti i colori, che ero stanco di lei e che la mia vita non era più la stessa da quando, tutte le mattine, me la trovavo tra i piedi nudi. Non pago, l’ho lanciata in giardino, accompagnata da un grido di liberazione. Le rotelle e le molle sono schizzate in ogni direzione, mentre il vetro s’infrangeva contro la pietra del sentiero, in un trionfo di schegge di cristallo. Non ti amo più. Vai a farti fottere tu e i tuoi cento e più. Sono andato in cucina e mi sono preparato delle meringhe da 1 milione di calorie. Andiamo. Montate a neve ben soda 100 g di albume di uovo con 100g di zucchero. Altri 100g di zucchero li metterete in un tegamino a caramellare fino ad una temperatura di circa 115/120°. Lo zucchero dovrà avere un aspetto cristallino e lucente. Ora dovrete aggiungere questo caramello agli albumi montati in precedenza, facendo molta attenzione a che il tutto non si smonti. Con un cucchiaio, formate delle palline della grandezza di una noce e mettetele su una placca da forno. Infornate, dopo averle spolverizzate di zucchero a velo, per circa 90’ con una temperatura massima di 100°. Non state con le mani in mano in questo frattempo, ma montate solidamente ½ litro di panna liquida, senza aggiungere zucchero. In coppe capaci, mettete la panna e inzuppateci le meringhe ancora tiepide. Prendete a morsi la panna montata e le nuvolette di zucchero, la coppa e baciate, sempre a morsi, la vostra fidanzata. Sporcatevi tutti e due, rotolatevi in terra e godete come maiali.

26 maggio 2008

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sabato, 28 febbraio 2009


Non amo essere sovrappeso. E se lo sono, lo vivo come un cruccio. Perciò non sono assolutamente d’accordo con chi, per difendersi dalla feroce realtà che gli regala la propria bilancia tutti i giorni, dichiara che “ciccio è bello”. Manco per le mele. Il peso superfluo è fonte di deformazioni funzionali che spesso portano a malattie importanti. Senza sostituirmi ai dietologi di professione, vi ricordo che la ciccia che vedete all’esterno e che vi intristisce per motivi estetici lievita anche dentro, intorno agli organi funzionali, creando molti più problemi. E poi se sei grasso, fai più fatica a trovare un’altra donna, diciamo “la fidanzata”. Dico queste cose perché siamo in pieno periodo di diete. Ci prepariamo all’estate, a mostrare le chiappe che dovranno essere sode e senza abbondanze strane, degne, anche se lontane parenti, dei modelli che vengono continuamente bombardati dai media. Anch’io, come voi, inizierò a misurare le calorie, a centellinare i grassi saturi e (ahimè!) a togliere alcool ad un povero corpo cresciuto fino ad oggi a vino e a spumante. Non abbiate la mania del corpo perfetto, ma nemmeno fatevi del male mangiando cibi grassi e pesanti o abbondanti. Alleggerite le cotture dei cibi senza svilire i prodotti sul fuoco e approfittate della Primavera per rendere più saporiti i piatti, utilizzando, anziché i grassi, spezie e profumi di questa stagione. Bene. E ora badiamo alla qualità, anziché alla quantità. COSCIOTTO DI AGNELLO FARCITO CON I CARCIOFI PRIMAVERILI.

Per voi 6 pulite accuratamente 2 carciofi, togliendo loro la parte più esterna, spuntandoli e, dopo averli divisi a metà, eliminate la lanugine al loro interno. Cucinandoli in padella con dell’olio buono, un bicchiere di vino, sale e pepe, cercherete di ridurre il tutto in una poltiglia.

Fate raffreddare e poi mettete tutto dentro una ciotola capace. Aggiungete ai carciofi 4 fette di pancarrè bagnato nel latte e poi strizzato, una fetta di prosciutto sminuzzato e l’albume di un uovo. Regolate di sale e di pepe. Andiamo dalla carne.

2 cosciotti di agnellino da latte, ai quali avrete fatto togliere dal vostro macellaio l’osso del femore. Salateli, pepateli e farciteli, laddove c’era l’osso, con la salsa dei carciofi già preparata. Ricucite, come il migliore dei chirurghi la sovracoscia con dello spago da cucina. Mettete la carne in una pentola grande insieme ai ritagli e alla ripulitura del coscio; aggiungeteci anche rosmarino, timo, maggiorana, menta e aglio. Un mestolo di olio, quello buono.

In forno a 250° per far rosolare da ambo i lati. Poi abbassate la temperatura a 160° e cucinateli per un’altra ora abbondante. Servirete il coscio, dopo averlo irrorato con il suo fondo di cottura precedentemente filtrato.

Ora alleatevi con una bilancia e fatevi raccontare solo cose belle.




12 aprile 2003
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